Epilobio (Epilobium parviflorum Schreber)

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STORIA

Il termine Epilobio deriva dalle parole greche “epi” = “sopra” e “lobos” = “baccello”, per la posizione particolare del fiore, che cresce sul baccello del seme. A ciò è legato anche il valore simbolico ascritto alla stessa, ovvero quello di “sfida”. Conosciuto anche come Garofanino di bosco, nella medicina popolare viene utilizzato per combattere le afte buccali; i semi vengono facilmente propagati con il vento che rende l’Epilobio una pianta infestante; si divulga anche grazie alle sue radici sotterranee causando la rapida espansione della pianta fino a formare macchie anche di grandi dimensioni. In antichità i nativi americani raccoglievano i giovani germogli dell’Epilobio mescolandoli poi alla verdura cruda e consumandone come pasto principale, poiché fonte di vitamina C e pro-vitamina A; il gambo della pianta veniva comunemente impiegato per preparare un unguento applicabile su tagli e ferite, promuovendone l’esacerbazione e permettendo la rimarginazione facilitata della ferita stessa. Questa erba essiccata era molto diffusa in tutta Europa e Inghilterra, conosciuta come “thè russo” fino a 1918. Le quantità di esportazione superava anche il così diffuso thè indiano.

DROGA

sommità.

COSTITUENTI ATTIVI

flavonoidi (der. del kaempferolo, quercetina e miricetina); tannini (enoteine*, i-Aromatasi o CYP P450-19A e i5-α-Reduttasi), β-sitosterolo, acido clorogenico, acido caffeico, mucillagini e zuccheri.

ATTIVITÀ PRINCIPALI DELLA DROGA

decongestionante, astringente, antiproliferativa* sulle cellule prostatiche maligne, antinfiammatoria (diminuzione delle PG), analgesica (2009), antimicrobica e immunomodulante*.

USO DELLA TISANA

emolliente, antitussivo, antiadenomatosa prostatica e astringente.

DOSE CONSIGLIATA

1,5-2g di droga finemente triturata (sommità), in una tazza d’acqua bollente; infondere per 10 minuti, 1-3 tazze al dì. Decotto: 3g/100ml per 15 minuti.

DROGHE ASSOCIATIVE

nella lotta all’IPB: Curcuma longa, Trifolium pratense (i-Aromatasi) e i semi di zucca (fitosteroli). Gli inibitori dell’aromatasi sono molto diffusi nel mondo vegetale e appartengono soprattutto al gruppo dei flavonoidi: quercetina (nella mela), apigenina (nel prezzemolo, sedano, carciofo, camomilla e basilico), naringenina (nella parte bianca degli agrumi), resveratrolo (nella buccia e semi dell’uva), oleuropeina (olive), naringina (nel pompelmo), risina (polline, miele, passiflora) e nel melograno. Anche il 3-3’diindolilmetano (DIM), presente soprattutto nelle Cruciferae (broccoli, cavoli, verze, ecc.) ha un’ottima e sperimentata azione antiestrogenica. Gli inibitori dell’aromatasi devono essere sostenuti da un agente rimineralizzante come l’Equisetum arvense, in quanto eccessivi livelli di i-Aromatasi (difficilmente raggiungibili peraltro con l’alimentazione) possono causare una diminuzione della densità minerale ossea, effetto dovuto alla deprivazione estrogenica, similmente a quanto avviene nell’osteoporosi.

PRECAUZIONI D’USO

nessuna alla posologia d’uso, tranne soggetti idiosincrasici.