Goji (Lycium barbarum L.)

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STORIA

anche “bacca del lupo”, il goji è originario delle valli himalayane della Mongolia e del Tibet dove cresce spontaneamente da sempre mentre, secondo altre fonti, arriva dal Sud est europeo. Mentre in Cina è noto e usato da secoli, in Europa è scoppiata una vera e propria moda solo da pochi anni dopo che sono state diffuse le sue proprietà benefiche, è infatti considerato un “super-alimento”. Già nel 2600 a.C l’imperatore Chen Nung, conoscitore delle piante medicinali, tesseva le lodi delle bacche diffondendo le loro proprietà in tutto l’Estremo Oriente. Nella sua opera Pen Ts’ao Ching, una delle prime testimonianze scritte sull’uso delle erbe, Nung scrive: “Le bacche di Goji nutrono e rinforzano il corpo donando forza e vitalità, aiutano il flusso dei liquidi corporei, calmano lo spirito, rinfrescano e rigenerano la pelle e gli occhi”. Nella medicina tibetana è conosciuto come “la chiave della giovinezza”. In Inghilterra nel 1700, il Goji era chiamato “albero del tè del Duca di Argyll”, che l’aveva importata come pianta ornamentale. Il nome goji è stato creato nel 1973 dall’etnobotanico nord-americano Bradley Dobos, dell’istituto botanico tibetano Tanaduk Research Institute. Egli prese ispirazione dal nome d’origine con il quale veniva identificato questo arbusto nei dialetti himalayani: “gǒuqǐ”. Fu poi esportato negli Stati Uniti nel 1977 a Seattle e da lì si diffuse nel resto del mondo. Una leggenda narra che in un tempio buddista Tibetano era stato scavato un pozzo, attorno al quale crescevano piante di goji. Le bacche spesso cadevano nel pozzo, e qui infondevano nell’acqua tutti i loro preziosi nutrienti. I monaci del tempio, bevendo l’acqua, ne beneficiarono a tal punto che raggiungevano spesso i cento anni e a ottant’anni conservavano ancora fluenti chiome corvine e soprattutto, tutti i denti.

DROGA

bacche.

COSTITUENTI ATTIVI

vitamine tra cui B e C (sette volte più concentrate che nelle arance), sali minerali (tot. 21), tra i quali Selenio, Fosforo, Rame, Zinco, Calcio e Ferro, quest’ultimo quindici volte più abbondante rispetto agli spinaci a parità di peso; 40% polisaccaridi, aminoacidi, luteina*, betacarotene e zeaxantina.

ATTIVITÀ PRINCIPALI DELLA DROGA

antiossidante, immunostimolante, digestiva, mnemonica, normoglicemica, ipocolesterolemica, blando ipotensivo e migliorativo della visione*.

USO

alimento antiastenico e tonico; infuso: rinvigorente.

DOSE CONSIGLIATA

5g/die come alimento ed anche come infuso: 5g in 150ml di acqua calda. Macerato: 5g per due ore in acqua fredda, filtrare e bere a piacere. Per la prima settimana l’apporto nella dieta di Goji determina un riequilibrio neurovegetativo che si traduce in una azione detossicante, specialmente a carico del fegato e dei reni e di riflesso anche sulla cute; ciò determina un’apparentemente inspiegabile sensazione di vigore.

DROGHE ASSOCIATIVE

Urtica dioica, Angelica sinensis e Trigonella foenum graecum per le proprietà emopoietiche, nei soggetti affetti da anemie secondarie. Come integratore di vitamina C nella dieta in formulazioni che possono contenere Rubus fruticosus, Rubus idaeus, Coriandrum sativum, Nasturtium armoracia, Rosa canina, Malpighia glabra e Ribes nigrum.

PRECAUZIONI D’USO

possibile interazione con gli antagonisti della vitamina K come gli anticoagulanti cumarinici presenti nel farmaco Warfarin e nel fenprocumone (Marcumar). Consultare il medico, in via preventiva, se si assume cardioaspirina. Per l’alto contenuto di selenio, meglio evitare le bacche durante la gravidanza (gestosi) e l’allattamento. Sono sconsigliate anche nei pazienti che hanno subìto trapianti per la loro specifica azione sul sistema immunitario. Gli ipertesi devono fare attenzione a non consumarne grandi quantità poichè hanno la proprietà di abbassare la pressione e possono perciò favorire l’attività degli antipertensivi.