Ibisco (Hibiscus sabdariffa L.)

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STORIA

Conosciuto anche come “tè di Abissinia” o Karkadé, la parola deriva dal nome “karkadeb” con cui la pianta è chiamata nel dialetto Tacruri, in Etiopia. L’infuso della pianta divenne di moda in Italia all’epoca delle sanzioni, durante il ventennio, quando il governo impose di usare prodotti autoctoni o provenienti dalle colonie. A quell’epoca il Karkadè sostituì ampiamente il tè. Era usato durante il proibizionismo in America, perché il colore rosso rubino richiamava quello del vino, mentre in Jamaica, per lo stesso motivo, divenne la bevanda tradizionale di Natale. In Egitto tradizionalmente sono utilizzate le foglie per trattare disturbi di cuore e nervi, il calice come rinfrescante. I popoli delle rive del Nilo intrecciavano collane di fiori di ibisco come amuleti apotropaici, esattamente come tutt’oggi si usa nelle isole Hawaii. Inizialmente conosciuta nei luoghi d’origine come pianta ornamentale, fu sfruttata per la realizzazione di fibre tessili, semi commestibili, frutti rinfrescanti e fiori dalle proprietà toniche. In Africa, dopo la spartizione coloniale dei territori, i fiori di karkadè, molto abbondanti, furono utilizzati come succedanei del tè.

DROGA

Fiori.

COSTITUENTI ATTIVI

Acidi organici *(15-30%): acido ibiscico (23%), ac. citrico, ac. ossalico, ac. tartrico, ac. malico (12-17%); polisaccaridi, polifenoli°, vitamina C, tannini, mucillaggini e fitosteroli.

ATTIVITÀ PRINCIPALI DELLA DROGA

Rinfrescante, sedativa, antinfiammatoria, angioprotettiva°, antiossidante, diuretica e lassativa*.

USO DELLA TISANA

Rinfrescante, tonica e diuretica.

USO DELLA TISANA

Sedativo e rilassante.

DOSE CONSIGLIATA

Infuso 2g /200ml di acqua bollente, fino a 1 litro al giorno. Macerazione a freddo per 30 minuti di 10g di fiori in un litro d’acqua fredda; due tazze al giorno, una delle quali al momento di coricarsi.

PRECAUZIONI D’USO

Nessuna alla posologia indicata, tranne soggetti idiosincrasici.