Lavanda (Lavandula angustifolia Miller)

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STORIA

Non si conosce il luogo d’origine della lavanda: pare l’Arabia o il Nord Africa. Gli antichi Egizi ne utilizzavano l’olio per il processo di mummificazione e gli antichi Romani ne usavano i fiori per profumare l’acqua del bagno (il termine lavanda deriva proprio dal latino “lavare”). Descritta da Plinio il Vecchio (I sec. d.C.) come una delle erbe curative più utilizzate, era amata anche per le sue proprietà rinfrescanti oltre che profumanti. Era pianta sacra a Mercurio; la sua spiga è considerata un amuleto che protegge da demoni e disgrazie e che propizia prosperità e fecondità. Secondo la tradizione a Roma, nella notte di San Giovanni (24 giugno), chi si muniva di una spighetta di lavanda era protetto dalle streghe. Mattioli (1500 d.C.) e Castore Durante (XVI sec. d.C.) nei loro erbari la riportano con il nome “Spico Italiano”, per differenziarla dal “Vero Spico”, quello indiano (Nardus Jatamansi). Durante il Medioevo con la varietà di Lavandula Stoechas si preparava un medicinale chiamato “Sticadore” utilizzato per curare crampi intestinali, nausea, vomito e singhiozzo. Ma è durante il periodo Elisabettiano che ha inizio la larga diffusione della lavanda nel campo della profumeria con il noto profumo inglese chiamato “The Lavender”. Le dame, in quel periodo, cucivano all’interno delle loro sottane dei sacchetti contenenti fiori di lavanda ed è forse proprio da questa usanza che ancora oggi si usano i sacchetti per profumare la biancheria e tenere lontane le tarme. Fu proprio dalla lavanda che René Maurice Gattefossé nel XX sec. d.C. con gli studi sugli oli essenziali cominciò ad oggettivare l’aromaterapia moderna.Nel suo libro “Aromathérapie” del 1937 narra come, si ustionò gravemente una mano. Sapendo che in medicina la lavanda veniva utilizzata per lenire le scottature e le infiammazioni, immerse immediatamente la mano in un recipiente contenente olio di lavanda che si trovava sul suo banco di lavoro. Impressionato dal risultato perpetuò lo studio e l’analisi di altre piante officinali cercando di scoprirne le certe o supposte proprietà terapeutiche. In Francia c’è ad oggi l’usanza di mettere sui davanzali dei rametti di lavanda per tenere lontani gli scorpioni. In vivo l’olio essenziale si oppone agli effetti della caffeina. È stato visto che profumare la sala d’attesa del dentista con olio essenziale di lavanda diminuisce l’ansia dei pazienti (2009).

DROGA

Fiori.

COSTITUENTI ATTIVI

Olio essenziale* (1-3%) di cui linalolo, acetato di linalile, terpinen-4-olo, 3-octanone, lavandulolo, acetato di lavandulile, limonene, cineolo, canfora e α-terpineolo; flavonoidi, cumarine, acido rosmarinico°, triterpeni, tannini (12%).

ATTIVITÀ PRINCIPALI DELLA DROGA

Aromatizzante, digestiva, carminativa, coleretica, balsamica, antisettica*, diuretica, antispasmodica, sedativa, antiossidante° e vulneraria (uso esterno).

USO DELLA TISANA

Diuretica (10% p/v), sedativa blanda, balsamica, epatoprotettrice e digestiva.

DOSE CONSIGLIATA

1,5g ogni 200ml di acqua bollente, edulcorare a piacere.

DROGHE ASSOCIATIVE

Chamomilla matricaria negli stati d’ansia (ana parti).

PRECAUZIONI D’USO

Nessuna alle posologia indicata; rare le manifestazioni allergiche; in soggetti sensibili può provocare forti nausee e problemi gastrici. Dosaggi elevati possono provocare, come effetto paradosso, eccitazione. Evitare l’uso interno in gravidanza (effetto emmenagogo).