Matè (Ilex paraguariensis St. Hill.)

icon-magnifier

clicca sull’immagine per ingrandire
STORIA

Nei paesi di lingua spagnola la pianta è chiamata yerba matè, il nome è tratto dalla lingua guarany in cui mati indica le piccole zucche in cui è preparata per infusione la bevanda e viene bevuta con la bombilla, una cannuccia d’argento. Venne anche chiamata “tè dei Gesuiti”, per la loro introduzione nel secolo XVI d.C. Il matè è molto diffuso in America latina, dove esso gode di maggiore popolarità rispetto a caffè e thè (Argentina 5Kg/procapite/anno, Uruguay 10Kg/procapite/ anno). I gauchos argentini si nutrono spesso di sola carne e matè, secondo le usanze degli antichi indios. Fa parte della tradizione ayurvedica e viene tradizionalmente impiegata per alleviare le cefalee ad eziologia vascolare. Poiché la concentrazione di caffeina è inferiore al caffè e al tè, l’infuso, pur stimolando l’attività cerebrale non comporta insonnia o irritabilità e consente ai muscoli un miglior rendimento. La caffeina raggiunge il circolo ematico nel giro di 30-40 minuti dall’ingestione. Poi viene distribuito in ogni parte dell’organismo, e in seguito metabolizzato ed escreto con le urine. L’emivita della caffeina nell’organismo è di 4 ore (la stima varia da 2 a 10 ore). La gravidanza rallenta il tempo nel quale la caffeina viene metabolizzata e una donna incinta di solito mantiene valori di caffeina per un tempo più lungo (ecco perché in gravidanza non si consiglia il caffè). La caffeina aumenta la soglia di allerta e di attenzione; il suo principale modo di agire come stimolante del sistema nervoso centrale è dato dalla sua azione di antagonista dell’adenosina. L’adenosina è una sostanza chimica, prodotta in modo naturale, che agisce da messaggero nella regolazione dell’attività cerebrale e modulando lo stato di veglia/sonno (è un “messaggero di stanchezza”). La caffeina blocca i recettori per l’adenosina presenti nel tessuto nervoso, in particolare nel cervello, mantenendo attivo lo stato di veglia. Attraverso questo meccanismo la caffeina può potenziare la capacità di realizzare uno sforzo fisico e mentale, prima che si presenti la stanchezza. Il blocco di recettori dell’adenosina può inoltre essere responsabile della costrizione dei vasi sanguigni; ciò allevia la sintomatologia vaso-algica nell’emicrania e nel mal di testa ad eziologia vascolare; ecco perchè molti analgesici contengono caffeina. Il contenuto medio di caffeina è di circa 85 mg per 150 ml (1 tazza) di caffé tostato macinato, di 60 mg nel caffé istantaneo, di 3 mg nel caffé decaffeinato, di 30 mg nella foglia o nella busta di tè, di 20 mg nel tè istantaneo e di 4 mg nel cacao o nella cioccolata calda. Un bicchiere (200 ml) di una bevanda analcolica che contiene caffeina, ha un contenuto medio di caffeina di circa 20-60 mg. Il matè contiene a parità di peso, circa 30mg di caffeina.

DROGA

Sommità.

COSTITUENTI ATTIVI

Acidi clorogenici totali (fino al 10%): acidi mono- e dicafeil chinico ecc.; flavonoidi (rutoside); caffeina (0,9-1,7%): la concentrazione in caffeina è più elevato nelle foglie giovani (2%) e diminuisce durante la conservazione; teobromina (0,4-0,9%); minime quantità di teofillina; sostanze minerali, tracce di olio essenziale, colina ecc; vitamine (C, B1 e B2).

ATTIVITÀ PRINCIPALI DELLA DROGA

Tonico-stimolante, adattogeno, termogenico, immunostimolante e ipocolesterolemizzante. Coadiuvante nei trattamenti dell’obesità grave e della cellulite.

USO DELLA TISANA

Astenie e spossatezza stagionale, bevanda stimolante.

DOSE CONSIGLIATA

1-2g di droga ogni 100ml di acqua calda; infondere per 5 minuti e bere, non più di 3 tazze al giorno. L’aroma è amaro, edulcorare a piacere. Le prime somministrazioni di matè potrebbero risultare particolarmente energizzanti; adattare la posologia alla propria “potenza energetica”.

PRECAUZIONI D’USO

Nessuna alla posologia indicata; l’uso prolungato e a dosaggi elevati, per la presenza di caffeina, può portare a disturbi cardiaci quali tachicardia, ipertonia vescicale, disturbi gastrointestinali e diarrea. In via cautelativa è opportuno evitarne l’uso in gravidanza e allattamento.