Rabarbaro cinese (Rheum officinale Baill.)

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STORIA

Deve il nome a Rheum = rha nome latino del fiume Volga. Rha nell’antica lingua della Moscovia (finnico) significa radice (Cattorini). Il Rabarbaro era coltivato in Cina per le sue particolari proprietà medicinali già nel 2700 a.C.; la specie R. palmatum era chiamata ta-huang, “il grande giallo”, in riferimento al suo colore e alla sua importanza. Dioscoride (I sec d.C.) descrive una radice chiamata “ra” o “reon” le cui caratteristiche coincidono con quelle del rabarbaro. “Barbarum” indicava la provenienza dalle regioni dei barbari. Celso (I sec d.C.) cita un prodotto chiamato “Radix Rhaponticum” (nome romano del Mar Nero) perché dalla Cina seguiva questa via per arrivare a Roma. La conoscenza della droga continuò a sussistere anche nel Medio Evo. Nel XII sec. d.C. il commercio era monopolio dei Veneziani che per tre secoli furono il principale centro di smistamento europeo. Nel XVII sec. d.C. il rabarbaro proveniente dalla Cina convergeva nella città siberiana di Kjahta dove fu istituito un ufficio deputato al controllo della qualità di radici e rizomi. Nel 1868 M. Dabry, console di Francia in Tibet riuscì a procurarsi alcuni esemplari di R. cinese a cui fu attribuito il nome di R. officinalis che furono coltivati nel giardino botanico di Parigi e studiati da M.H. Baillon. Nel XIX sec. d.C. i consumi europei del prodotto erano di 1000 tonnellate annue. A piccole dosi è un tonico/astringente per la presenza di tannini, a dosi terapeutiche è un lassativo; L’azione purgante è dovuta al blocco della Na⁺/K⁺ ATPasi intestinale da parte degli antrachinoni con un ridotto assorbimento di Na⁺, K⁺ e Ca²⁺ dal lume intestinale (i. crasso) al plasma con finale stimolazione sul plesso di Auerbach della peristalsi.

DROGA

Rizoma.

COSTITUENTI ATTIVI

3-7% di derivati idrossiantracenici calcolati come agliconi; 60-80% di derivati antracenici o glicosidi antrachinonici con i 5 agliconi: emodina, aloemodina, reina, crisofanolo e fiscione; il 10-25% di derivati diantronici; resine, polifenoli, tannini°(5-10%), rutina, ferro, magnesio Vit. del complesso B ad azione antianemica.

ATTIVITÀ PRINCIPALI DELLA DROGA

Lassativo osmotico, tonico/stomachico°/astringente. E’ consigliabile utilizzare la droga in associazione a droghe carminative per evitare fastidi legati a spasmi intestinali dovuti all’uso prolungato o a sovradosaggio accidentale della droga.

USO DELLA TISANA

Lassativo, tonico/stomachico/astringente ed antidiarroico (a basse dosi).

DOSE CONSIGLIATA

4g di droga in 150 ml di acqua bollente, filtrare dopo 10-15 minuti; bere la sera prima di coricarsi. Tempo di latenza 8-10 ore.

DROGHE ASSOCIATIVE

Tutte quelle con caratteristiche favorevoli al contrasto degli spasmi intestinali e le antifermentative, quali Pimpinella anisum, Foeniculum vulgare, Coriandrum sativum, Carum carvi e Cuminum cyminum. Raramente usato da solo, più spesso associato ad altre droghe antrachinoniche quali Rhamnus purshiana, Rhamnus Frangula e Cassia angustifolia.

PRECAUZIONI D’USO

Nessuna alla posologia indicata; porre particolare attenzione alla salute generale dell’intestino che si intende trattare; evitare in soggetti affetti da stipsi abituale (cronica), che dopo una migliore transitoria sintomatologia si aggravano. Controindicata negli stati infiammatori e congestizi del bacino (uretriti, prostatiti, dismenorree, fibromi uterini ecc.), ipertensione o terapia con farmaci calcio-antagonisti, nella diatesi ossalurica per la presenza, nel fitocomplesso, di ossalato di calcio. Sottoforma di infuso si usa quando è richiesta l’evacuazione delle feci molli. La pianta è controindicata nella stipsi cronica, in gravidanza, allattamento, in età pediatrica, in stati infiammatori dell’intestino (appendiciti, Morbo di Crohn, coliti ulcerose ecc.), glucosidi cardioattivi per sommazione d’effetto; per gli effetti ricordati sopra sulla modificazione dell’omeostasi elettrolitica il consumo prolungato può portare ad ipopotassemia e ad ipocalciemia. Sono stati segnalati casi di pseudomelanosi del colon, reversibile tramite sospensione della terapia, in consumatori abituali della pianta. In pazienti geriatrici può aggravare stati di astenia e ipotensione ortostatica. L’uso della pianta dà variazioni cromatiche alle urine, delle secrezioni endocrine e delle feci (anche a seconda del pH distrettuale).