Uva orsina (Arctostaphylos uva-ursi Spreng.)

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STORIA

Il nome deriva da “arktos”= orso “staphulé”= grappolo d’uva; gli orsi infatti sono ghiotti di questi frutti farinosi. L’utilizzo della pianta nella zona dei Grandi Laghi risale almeno alla preistoria ( ne sono state trovate tracce presso i siti archeologici di Juntunen e dell’Isola Royale). Il nome comune della pianta per tutti i nativi nordamericani è Kinnickinnick; la radice deriverebbe da Kinikinih (mescolare), che farebbe riferimento all’utilizzo della pianta come base per le miscele da incenso sacro, fumigazioni e medicinali. Dato che il raddoppio della parola forma il superlativo, il nome potrebbe significare “molto mescolato”. Le foglie furono usate come rimedio emetico dai navajo. Le forme galeniche di utilizzo popolare erano infatti quattro: decotto, infuso, tintura e miscele da fumo (sia come rimedio per malattie sia come medicina spirituale). Della stessa Fam. dell’Erica (Calluna vulgaris) la pianta veniva usata nel XIII sec. d.C. in Galles, dai “Physicians of Myddfai”, è stata descritta da Clusius nel 1601 e da Gherardo da Berlino nel 1763; venne importata solo successivamente a queste date nel vecchio continente. “L’uva ursina non disgrega i calcoli, ma esercita un’azione particolare sui reni, sulla vescica, eccita la loro vitalità, favorisce l’eliminazione della renella e dei piccoli calcoli” (J.Roques, 1837). L’arbutina è il principio attivo che determina le proprietà antisettiche urinarie della droga; liberando il suo aglicone, l’eteroside (idrochinone) funziona come antibatterico, escreto dai reni come glucuro- e solfo- coniugato di origine epatica; esso necessita, qualora nel distretto urinario non vi fosse un già alterato pH basico dovuto ai batteri, di alcalinizzazione, tramite bicarbonato di sodio (6-8g/die) o di nitrati. L’elevato contenuto in tannini conferisce inoltre proprietà astringenti utili nell’enuresi, nelle leucorree e nelle menometrorragie. Viene sofisticata con il mirtillo col quale condivide gli stessi principi attivi, presenti però in minor quantità. Viene adulterato con foglie di Buxus sempervirens (Bosso) e di Vaccinium vitis-idaea (Mirtillo rosso).

DROGA

Foglie.

COSTITUENTI ATTIVI

Flavonoidi*: arbutina (5-15%, β-glucoside dell’idrochinone) e metil-arbutina; idrochinone libero (0,3-0,5%), tannini e derivati dell’acido ellagico e gallico (15-20%); acido ursolico*, rhamnosidi flavonici ed o.e.

ATTIVITÀ PRINCIPALI DELLA DROGA

Antinfiammatoria apparato genito-urinario*; nefrolitiasica secondaria, cistiti acute e recidivanti, uretriti e leucorrea.

USO DELLA TISANA

Antisettica delle vie urinarie (attività massima dopo 3-4h dalla somministrazione), cistiti ed uretriti.

DOSE CONSIGLIATA

Il decotto è più efficace dell’infuso poiché l’arbutina è più solubile in acqua bollente, ma è anche più amaro; 2-3g di droga in 150ml di acqua bollente, fino a 4 volte al giorno. Non assumere cibi acidi in concomitante assunzione di Uva ursina.

DROGHE ASSOCIATIVE

Condividendone le proprietà antisettiche urinarie, seppur di minore entità, è consigliabile alternare i preparati di Uva ursina a Arbutus unedo (Corbezzolo, più ricco in tannini), Calluna vulgaris (Brugo, età pediatrica). Per evitare fastidi gastrici, associare a droghe gastroproteggenti quali Glycyrrhiza glabra, Matricaria recutita, Mentha piperita, Melissa officinalis e Althaea officinalis. Altre droghe associabili in caso di disagi urinari sono Orthosiphon stamineus, Juniperus communis e Petroselinum sativum.

PRECAUZIONI D’USO

Nessuna alla posologia d’uso, tranne soggetti idiosincrasici o allergici alle Ericaceae; in caso di allergia all’Uva ursina, conseguentemente, non si potranno assumere Erica (Brugo) e/o corbezzolo. La ricchezza della droga in tannini può indurre irritazione gastrica; evitare l’uso in gravidanza per le proprietà ossitociche della droga e durante l’allattamento.